“Un segno di luce e speranza”

01/05/2011

 

Ci riceve nel salone della sua Missione Fratello Biagio Conte davanti a un quadro di Giovanni Paolo II, un’immagine dipinta da un “fratello musulmano” poche ore prima della morte del Papa. “Quasi un segno. Anzi, sicuramente un segno”, spiega lo stesso Biagio, un corpo segnato dai tanti viaggi in giro per la Sicilia, in giro per le strade di Palermo per aiutare i poveri. Mussomeli, Carini, Sant’Agata Militello … sono tanti i chilometri percorsi. Musulmani, atei, cristiani … è tanta la gente incontrata. Proprio come Giovanni Paolo II, quel Papa “venuto da lontano”.

 

Cosa ne pensa della beatificazione di Giovanni Paolo II?
“Penso che si tratti di un evento importante, di un segno profondo, di luce e di speranza. Io credo che tutti noi abbiamo bisogno di testimonianze concrete e ben visibili come quella che ci ha dato e continua a darci Giovanni Paolo II. Quest’evento della beatificazione riesce a catturare anche l’attenzione delle anime più distratte. La testimonianza di questo Papa, infatti, è stata cosi eccezionale che non può e non lascia indifferenti nessuno, neanche chi non crede. Giovanni Paolo II ha seminato e ha toccato i cuori di tanti”.

 

Spesso, Karol Wojtyla, durante il suo pontificato, è stato accusato di assumere posizioni intransigenti. Condivide?
“Io credo che Giovanni Paolo II nel suo donarsi abbia superato tutto. Non c’è motivo, dunque, di soffermarsi su queste critiche che del resto non modificano e non ritardano quello che sta accadendo. Magari è stato un Papa un po’ diverso da chi lo ha preceduto ma il Signore lo ha voluto cosi e noi lo abbiamo accolto, accettato e amato nella sua diversità “.

 

Il suo rapporto con la modernità?
“Oggi si ha una conferma di quello che Giovanni Paolo II ha seminato e profetizzato. Lui, cosi come il suo successore, riconoscono l’eccezionale ricchezza della ragione ma riconoscono anche come la ragione senza la fede risulti sterile. La ragione, la scienza sono dei doni preziosissimi che Dio ci ha donato ma questi da soli non possono gestire l’io. Viceversa, la fede può accogliere, gestire e aprire l’io a 360°. E’ chiaro che l’uomo non è obbligato a vivere nella fede ma in questo modo rischia di avere un’esistenza sterile e di non scoprire il vero significato della vita”.

 

Come valuta la teologia complessiva di Giovanni Paolo II?
“Io sono cresciuto nell’era di Giovanni Paolo II. All’inizio ero anch’io un giovane dedito al materialismo, al consumismo, alle cose facili da raggiungere e conquistare. Soltanto dopo sono riuscito ad avvicinarmi alla fede e in parte , per questo, devo ringraziare lui. C’è un momento particolare che ha segnato il mio cammino di maturazione ed è quello in cui il Papa si recò nella Valle dei Templi. Lì, lui con forza gridò e pregò affinché si cessasse la violenza e quelle forme di violenza che in Sicilia, in quel periodo, avevano preso il sopravvento. Lui invitò i giovani a dare e a darsi un forte scossone per cambiare e ricostruire questa terra piena di problemi, “Non abbiate paura”, disse. Tra quei giovani c’ero anch’io e quelle parole mi hanno aiutato quel giorno e continuano ad aiutarmi ogni giorno”.

 

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